lunedì 29 novembre 2010

Fumo

In Inghilterra -e un'altra buona fetta del mondo- si chiamano cigarettes.
In Germania -e una parte del pianeta- le nominano die Zigaretten.
In Italia -e poche altre zone- si dicono sigarette.
C'è anche il sinonimo cicca, ma io, e molti abintanti della regione, ho sempre usato quel termine per indicare la gomma da masticare.
Sul pacchetto c'è scritto: "Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta attorno" e "Il fumo provoca il cancro mortale ai polmoni"; eppure non credo che qualcuno di noi si sia pentito né di aver comprato né di aver consumato quel particolare prodotto che è da molto tempo un vizio tipico dell'uomo.
Marta, una mia compagna tanto chiacchierona quanto simpatica, ci ha fatto una bella predica, però io non ho dato importanza alle sue parole, spinta dalla curiosità di provare qualcosa di vietato e sbagliato.
Mi sono sentita bene, finalmente omologata in questa società, finalmente non la solita Jenny, finalmente libera dal mio senso di colpa e del mio senso del dovere e finalmente libera di essere il personaggio che vive solo nelle note di canzoni ascoltate spesso nei miei lunghi pomeriggi.
Sono un'incosciente: io, che ho una lieve tachicardia, mi metto pure a fumare. Di bene in peggio.
In ogni caso la curiosità di fare un altro tiro rimane, mi chiama, mi tormenta e mi distrugge.

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